Chilometri Zero

zeroI Prodotti enogastronomici a “chilometri zero” (Km 0) sono alimenti d’origine locale – garantiti come genuini dal produttore – e si distinguono dagli alimenti “globali” (peraltro non sempre debitamente certificabili sino alle fonti) perché creano risparmi sui trasporti e frenano l’inquinamento, in particolare le emissioni di anidride carbonica.

L’altro termine, un po’ più tecnico, che viene spesso associato agli alimenti a Km 0 è la “filiera corta”; un’etichetta che ci parla di pochi passaggi produttivi e di intermediari commerciali quasi assenti. In molti casi, la “filiera corta” s’accompagna anche alla certificazione d’assenza, nei prodotti, di OGM (organismi geneticamente modificati).

Questa filosofia di consumo valorizza il territorio e le produzioni locali, recupera i legami con le radici enogastronomiche della zona e crea ampi spazi per la cultura di gusti e sapori tipici o per la riscoperta delle tradizioni locali.

Chi consuma e chi coltiva-produce-trasforma si avvicinano. Freschezza e ricchezza delle caratteristiche DSC_1008nutritive e organolettiche camminano agevolmente su questi cicli abbreviati e, nel contempo, agevolano il rispetto delle stagionalità. Il ritmo dei consumi si riallinea ai periodi dell’anno e alla naturale varietà dei prodotti della terra che ha accompagnato la parte più lunga della nostra storia evolutiva. E’ una scelta d’acquisto che, nel nostro paese, l’Italia, ha anche una forte valenza di rilancio del territorio, spesso indicato come uno dei più ricchi in termini di biovarietà, ma come uno dei più a rischio nella conservazione della stessa.

I prodotti di filiera corta, in qualche modo, ci “parlano” e narrano diversi aspetti delle tradizioni locali e della storia dei luoghi, che ci circondano; con loro, recuperiamo elementi di semplicità e radici del nostro passato. Le caratteristiche positive del chilometro zero vengono spesso accostate all’approccio culturale dello Slow Food, nota fondazione / onlus che promuove e assiste progetti locali e di piccole dimensioni, legandoli all’agricoltura sostenibile e alla biodiversità e segnalando tempestivamente l’esistenza di prodotti a rischio scomparsa, per favorirne la riproduzione.

iar_viniIl nostro Ipermercato ha già avviato da tempo azioni di valorizzazione del territorio e dei prodotti locali e si sta impegnando a premiare contesti e costruire rapporti con i produttori proprio sul “fil rouge” del km 0. Citando solo un paio di esempi: l’area di vendita ospita diverse, interessanti proposte marchiate “Saveurs du Val d’Aoste” – il contrassegno garanzia di origine e qualità dei prodotti tipici regionali – e offre una “vetrina dedicata” i vini dell’ “Institut Agricole Régional” (in acronimo IAR), che si pone la finalità di formare imprenditori agricoli pronti a superare le sfide insite in un’agricoltura difficile e speciale, come quella di montagna.

Questa è solo una prima uscita informativa sul tema della “filiera corta” e sulle iniziative di Gros Cidac; pubblicheremo a breve, sempre su questo blog, una sorta di “II puntata” che vi parlerà di un progetto ancora più armonico e completo di valorizzazione e documentazione dei Km 0.